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[tra-sfi-gu-ra-zió-ne]

[tra-sfi-gu-ra-zió-ne] è il nome del progetto fotografico da me realizzato tra i mesi di maggio e giugno 2018.
Il termine “trasfigurazione” viene utilizzato per indicare un totale cambiamento, un mutamento di aspetto, di fisionomia.
Nel mio immaginario ho subito collegato l’idea di mutamento alla metamorfosi, in particolare quella trattata nel mito greco di Apollo e Dafne, in cui la ninfa narrata da Ovidio, si trasforma in una pianta di alloro. Fortemente colpita dall’interpretazione del mito nell’omonimo gruppo scultoreo del Bernini ho deciso di ricreare questa idea di metamorfosi attraverso diversi scatti fotografici.
I soggetti da me fotografati si presentano privi di indumenti o elementi artificiali, è solo la pelle a parlare, così candida da richiamare il marmo, mentre gli elementi naturali interagiscono con il corpo umano, divenendo in alcuni casi estensioni del corpo stesso. È in questo contesto di pura  naturalezza che l’uomo si unisce alla natura, e viceversa.

A seguito una breve spiegazione di ogni scatto:
 

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Il primo scatto presenta il tema dell’unione tra uomo e natura attraverso l’elemento dei capelli, che morbidi scendono sulla schiena e tra i quali si diramano rami con foglie e fiori, che sembrano nascere e svilupparsi dai capelli stessi.

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Il secondo scatto raffigura la parte interna di un braccio in posizione rilassata, con poggiato sopra un rametto con foglie secche, che seguendo la forma del braccio richiama le diramazioni delle vene.

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Il terzo scatto ha come soggetto principale l’edera, la pianta rampicante per eccellenza, che si avvolge attorno al collo del soggetto, rendendo l’uomo strumento sul quale crescere. Lo scatto assume un aspetto molto drammatico e carico di pathos sia per il significato simbolico che assume l’edera, che per la posa contratta del collo.

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Il quarto scatto rappresenta il concetto nello stesso modo della prima fotografia, presentando però un soggetto maschile e piante di diverso tipo, che come nella precedente fotografia seguono sia la forma dei capelli che del corpo umano.

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Il settimo scatto ha come soggetto le labbra, che nel mio immaginario hanno sempre ricordato la forma delle foglie, poggiandoci infatti sopra la foglia di questa colorazione rossa, il risultato che si ottiene è di forte impatto, non solo perché le forme combaciano perfettamente, ma anche perché l’immagine che si ricava è ricca di sentimento, anche grazie alla pelle, che pallida, aumenta il contrasto con il rosso fuoco delle labbra.

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Il quinto scatto è uno dei più complessi e ambiziosi, l’idea era quella di prendere un elemento molto comune del corpo umano, ma anche ritenuto antiestetico e dargli un aspetto nuovo. Il soggetto dello scatto sono le smagliature, che in questa fotografia sono parzialmente coperte e arricchite da fili d’erba e fiori che ne seguono le forme, donando all’inestetismo un’immagine nuova.

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Il sesto scatto è incentrato sulla conformazione della cassa toracica, ripresa  della  forma della foglia di palma, che poggiata sopra il corpo ne segue le forme e fa immaginare di attraversare la pelle e riuscire a raggiungere le ossa.

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 Il nono scatto è per me il più importante e nasce a seguito di un’illustrazione che ho realizzato nell’ottobre del 2017, in cui al posto di rappresentare il mio soggetto in lacrime, ai lati degli occhi ho fatto scorrere delle foglie. Questo disegno ha dato origine in me a una serie di immagini in cui la natura, interagendo con l’uomo poteva far nascere forme e concetti nuovi, dando origine a immagini cariche di sentimento, mantenendo un aspetto estremamente delicato.

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L’ottavo scatto ha come soggetto la forma del seno, in cui l’elemento naturale copre parte del capezzolo, ma riprende il colore del medesimo, dando un senso di fusione e unione tra i due elementi, amplificato anche grazie alle vene in vista, che ricordano la forma dei rami.

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Il decimo scatto ha come soggetto la forma della clavicola, che nel mio immaginario ha sempre dato l’idea di essere come un “vaso” grazie alla forma a “conca”, nel quale, in questo scatto,trovano spazio e si adagiano tre fiori viola di ortensia.
 

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Il dodicesimo scatto riprende l’idea del sesto. In questo caso la foglia di palma rappresenta visivamente la colonna vertebrale.

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L’undicesimo scatto è forse tra tutti quello che più ricorda il gruppo scultoreo di “Apollo e Dafne”. In questa fotografia due braccia sono legate insieme dall’edera, che si avvolge attorno ad esse e le tiene saldamente legate l’una all’altra. D’impatto sono le vene blu e sporgenti, che nello scatto riprendono le forme dei rami d’edera, che si sviluppano su tutta la lunghezza delle braccia, fino a terminare tra le dita.


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Il tredicesimo, nonché ultimo scatto, ha come soggetto la barba, che diviene simbolicamente un “prato”, è infatti caratterizzata dalla presenza di numerosi fiori da campo, che la ornano e la decorano, divenendo legati ad essa.

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